Comprensione Scritta
Compito 1
Completi il testo con le parole sottostanti. Quali parole vanno bene negli spazi? Vervollständigen Sie den Text. Welche Wörter passen in die Lücken?
Compito 2
Collegare le risposte alle domande dell'intervista. Ordnen Sie die Antworten den Fragen zu.
1. Ripensi con piacere alla tua infanzia?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
2. Hai avuto un'infanzia felice?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
3. In che rapporto eri con i tuoi?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
4. Com'eri da bambina? Che carattere avevi?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
5. Hai sempre vissuto a Torino durante l'infanzia?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
6. Ti piaceva andare a scuola?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
7. Ti piaceva studiare?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
8. Quando non studiavi, cosa facevi?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
9. E allora cosa facevi?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
10. Cosa pensavi di fare da grande?
No, studiavo male. La matematica per esempio non la capivo per niente. Ero brava in italiano.
Avevo un padre severo che faceva delle tremende sfuriate. Poi c'erano le liti fra me e i miei fratelli. Le liti fra mio padre e mia madre.
Scrivevo. Fino a diciassette anni ho scritto poesie, poi racconti.
Ero abbastanza allegra, ma non molto vivace, non parlavo molto.
La scittrice. Oppure il medico. Volevo fare tutte e due le cose.
Ci penso poco. Ma quando ci penso, lo faccio con piacere.
No, odiavo lo sport. Mio padre mi costringeva a fare le scalate in montagna. Io ci andavo, ma a denti stretti. Ho finito con l'odiare ogni tipo di sport.
In un certo senso, sì. La cosa che più mi tormentava era la sensazione di essere poco amata in famiglia. Mi ricordo che inventavo le malattie per attire l'attenzione su di me. Volevo stare male e invece stavo sempre bene.
No. Proprio l'anno che sono andata a scuola sono cominciate le mie malinconie. Sentivo che le altre ragazze erano amiche fra loro. Mi sentivo esclusa.
No. Sono nata a Palermo. Ma di Palermo non ricordo niente. Sono andata via quando avevo tre anni. I miei ricordi risalgono ai sette anni.
Compito 3
Legga il seguente testo e indichi se le affermazioni sono vere o false. Lesen Sie den folgenden Text und bestimmen Sie, ob die Aussagen wahr oder falsch sind.
Il caffe e un piacere...
Si dice che in Inghilterra il piacere del caffè abbia messo in secondo piano l'antico amore per il tè. Comunque i Londinesi hanno certo un rapporto personalizzato come quello che hanno i romani. Entri in un bar e le domande sono tutte diverse: „Lungo per favore!” oppure „Corto con una macchia di latte freddo!”. C'è chi lo vuole esclusivamente in tazza e chi preferisce quello al „vetro”, ma nel bicchiere di carta „per piacere no, non lo accetto!”. Ciascuno ha un'abitudine: beve un bicchiere d'acqua, prima o dopo; fuma una sigaretta, sempre dopo; lo cerca nelle pause del lavoro; lo beve solo alla fine del pasto; lo „ammazza” con una grappa, un amaro, un limoncello. A Roma i barman lo fanno abbastanza buono, anche nei locali più semplici. Però se lo vuoi extra vail alla Tazza d'Oro, o da Giolitti, o al caffè Greco. La qualità è legata alla miscela, all'acqua, alla temperatura della tazzina, ma certe volte può dipendere anche dall'umore del barista, dalla fretta, dalla pressione con cui la sua mano comprime la polvere, dalla cura con cui stringe la manopola. Perché il caffè è un'arte, non c'è che dire. Se ci fate caso, gli „artisti” non dicono mai: „Vuole un espresso?”, ma „Le faccio un buon caffè?”. La parola espresso è usata da chi ha fretta, dai bottegai, dal barista per caso. Chi, lo sa fare, dice caffè.
Compito 4
Legga i seguenti testi e le situazioni sottostanti. In quale testo è contenuto il numero telefonico necessario alla situazione descritta? Lesen Sie die folgenden Kurztexte und die angegebenen Situationen. Welcher Kurztext enthäklt eie zugehörige Telefonnummer.
1. Per segnalare i guasti su linee e apparecchi telefonici, formare il numero 182, attendere i messaggi fonici ed eseguire le operazioni indicate.
Il tuo telefono di casa non funziona.
Hai bisogno di sapere l'indirizzo di una persona di cui conosci solo il numero telefonico.
Dalla casa del tuo vicino esce molto fumo dalla finestra.
Vuoi sapere a che ora è meglio mettersi in viaggio sull'autostrada.
Uno sconosciuto sta tentando di entrare dalla finestra dell'appartamento del tuo vicino.
È domenica, tuo fratello ha un forte mal di pancia da diverse ore.
2. Il 116 è il numero telefonico attivo in Italia per la richiesta di soccorso medico per emergenza sanitaria. È un numero unico nazionale, attivo 24 ore su 24 e sette giorni su sette, gratuito su tutto il territorio, sia da telefoni fissi che mobili.
Il tuo telefono di casa non funziona.
Hai bisogno di sapere l'indirizzo di una persona di cui conosci solo il numero telefonico.
Dalla casa del tuo vicino esce molto fumo dalla finestra.
Vuoi sapere a che ora è meglio mettersi in viaggio sull'autostrada.
Uno sconosciuto sta tentando di entrare dalla finestra dell'appartamento del tuo vicino.
È domenica, tuo fratello ha un forte mal di pancia da diverse ore.
3. Il numero 1518 è il servizio che dà informazioni sulla situazione del traffico in Italia. Al fine di velocizzare la risposta, un gruppo di operatori fornisce informazioni specificatamente sulle grandi aree metropolitane.
Il tuo telefono di casa non funziona.
Hai bisogno di sapere l'indirizzo di una persona di cui conosci solo il numero telefonico.
Dalla casa del tuo vicino esce molto fumo dalla finestra.
Vuoi sapere a che ora è meglio mettersi in viaggio sull'autostrada.
Uno sconosciuto sta tentando di entrare dalla finestra dell'appartamento del tuo vicino.
È domenica, tuo fratello ha un forte mal di pancia da diverse ore.
4. Furti, rapine, aggressioni, risse, persone o mezzi sospetti: i telefoni del 113 squillano senza sosta per segnalazioni di ogni genere.
Il tuo telefono di casa non funziona.
Hai bisogno di sapere l'indirizzo di una persona di cui conosci solo il numero telefonico.
Dalla casa del tuo vicino esce molto fumo dalla finestra.
Vuoi sapere a che ora èe meglio mettersi in viaggio sull'autostrada.
Uno sconosciuto sta tentando di entrare dalla finestra dell'appartamento del tuo vicino.
È domenica, tuo fratello ha un forte mal di pancia da diverse ore.
5. Per ogni richiesta di soccorso si può chiedere l'aiuto dei Vigili del Fuoco componendo il numero 115, ad esempio in caso di incendio, ma non solo, in caso di persone disperse o bisognose d'aiuto immediato, in caso di allagamento o di calamità naturali.
Il tuo telefono di casa non funziona.
Hai bisogno di sapere l'indirizzo di una persona di cui conosci solo il numero telefonico.
Dalla casa del tuo vicino esce molto fumo dalla finestra.
Vuoi sapere a che ora è meglio mettersi in viaggio sull'autostrada.
Uno sconosciuto sta tentando di entrare dalla finestra dell'appartamento del tuo vicino.
È domenica, tuo fratello ha un forte mal di pancia da diverse ore.
6. Il numero 1240 è un servizio che permette di reperire, in modo semplice e veloce, informazioni relative agli elenchi avvonati - sia privati sia aziende - quali il numero di telefono, l'anagrafica e 'indirizzo.
Il tuo telefono di casa non funziona.
Hai bisogno di sapere l'indirizzo di una persona di cui conosci solo il numero telefonico.
Dalla casa del tuo vicino esce molto fumo dalla finestra.
Vuoi sapere a che ora è meglio mettersi in viaggio sull'autostrada.
Uno sconosciuto sta tentando di entrare dalla finestra dell'appartamento del tuo vicino.
È domenica, tuo fratello ha un forte mal di pancia da diverse ore.
Compito 5
Legga il seguente testo e indichi se le affermazioni sono vere o false. Lesen Sie den folgenden Text und bestimmen Sie, ob die Aussagen wahr oder falsch sind.
Sempre più duro staccarsi dalla famiglia
Roma - Lavorano oggi, ma non hanno un domani. Un esercito privo di diritti, con buste paga magre e contratti a singhiozzo. Sono i giovani dell'ultima generazione, quelli che non riescono a diventare autonomi, a sganciarsi da mamma e papà, ad avere una casa propria e una vita propria. La precarietà del lavoro ha tagliato le gambe alle speranze di migliaia di giovani, che in realtà non sono più tanto giovani. Restano aggrappati alle famiglia d'origine, come a uno scoglio. Pur volendo non riescono ad andarsene. Chi fa un atto di coraggio, dopo un pò torna indietro oppure vive con i "contributi" di genitori e parenti. È il popolo dei "precari", degli "atipici", che ormai sono un terzo degli occupati, ovvero 6 milioni e 936.855. La loro bandiera è l"incertezza". La mancata indipendenza dei giovani è uno degli aspetti della nuova povertà. I sociologi dicono che i genitori, nell'età in cui vorrebbero tirare i remi in barca, si trovano invece sul gruppone delle responsabilità che pensavano di non dovere più avere. I Co.co.co sono un esercito. Anni 25-35. Titolo di studio: diploma o laurea. Reddito mensile: 500 euro, più o meno. Non hanno diritto ad ammalarsi, né ad avere un figlio (malattià e maternità non sono tutelate). Vedono il futuro come una nuovola nera. E non pogrammano niente, perché non hanno prospettive. Però sperano, perché i genitori di questi giovani-adulti vengono dalla società del posto fisso. Una speranza che si scontra con le cifre nere della disoccupazione. (...) In Italia la percentuale di disoccupazione giovanile è altissima. Ma la fragilità economica delle ultime generazioni si ripercuote sui nuclei familiari di origine, che non solo devono fare i conti con gli aumenti del costo della vita, ma anche con la necessità di dover provvedere ai bisogni dei figli, che in certi casi restano in casa anche quando sono spuntati i primi capelli bianchi. Significa che la difficoltà di trovare un lavoro stabile accentua la dipendenza dalla famiglia.
Il testo dice che: