L‘11 maggio 2026 il Prof. Roberto Louvin dell’Università di Trieste ha tenuto una relazione d’ospite dal titolo “I ghiacciai: tutele costituzionali, protezione internazionale e soggettività giuridica” nell’ambito del ciclo di lezioni “Temi attuali del diritto costituzionale”. Nel suo intervento, il Prof. Louvin ha affrontato il tema dei ghiacciai da una prospettiva innovativa, collegando il diritto costituzionale, il diritto ambientale e la riflessione sui beni comuni.
All’inizio, il Prof. Louvin ha sottolineato come il diritto abbia storicamente ignorato i ghiacciai come entità autonome di tutela. Tradizionalmente, il ghiacciaio è stato considerato una semplice pertinenza del suolo o una riserva idrica, e il diritto ha cercato soprattutto di stabilire a chi appartenessero i ghiacciai, considerandoli beni demaniali o territori sottoposti a sovranità statale. Tuttavia, secondo il professore, i ghiacciai non possono essere ridotti a semplici beni immobili, essendo invece ecosistemi complessi che svolgono funzioni essenziali come la conservazione dell’acqua dolce e la regolazione del clima. Pertanto, l’attuale crisi climatica impone un cambiamento di paradigma: In Italia, quasi un terzo dei ghiacciai alpini sta scomparendo, risultando non solo in una perdita ambientale, ma anche culturale e sociale.
In questo contesto, il Prof. Louvin ha richiamato la recente riforma degli artt. 9 e 41 Cost. con la legge costituzionale n. 1/2022. Ora l’art. 9 Cost. riconosce la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni e l’art. 41 concretizza la tutela ponendo dei limiti costituzionali alla libertà di iniziativa economica, che non può più svolgersi in contrasto con la salute e con l’ambiente.
Infine, il Prof. Louvin ha introdotto il tema della possibile soggettività giuridica dei ghiacciai. Seguendo l’esempio di alcuni ordinamenti (la Nuova Zelanda, la Colombia e l’india per i fiumi, la Spagna per il Mar Menor), ci si interroga se sia possibile riconoscere ai ghiacciai dei diritti propri, superando la visione antropocentrica del diritto e dell’uomo come “padrone del tutto” nei confronti della natura.
La relazione si è conclusa con un monito: il diritto deve arrivare prima della catastrofe, trasformandosi da strumento di sfruttamento a scudo per la conservazione della biosfera.
© Valentina Pichler
